Vita senza facebook – Capitolo 1: la rivelazione

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Da ormai un mese il mio account facebook è stato disattivato. Da me. Non è la prima volta che accade, forse non sarà nemmeno l’ultima, ma stavolta, lo so, è diverso.

La scelta è avvenuta come conseguenza di una, nemmeno troppo cervellotica, riflessione personale: lavoro in un ufficio e passo molte, interminabili ore, di fronte allo schermo del pc. Molte di quelle molte ore, le passavo su facebook. Lavoravo a ritmo di bradipo, scarsi affari e scarsi guadagni, e occhi stanchi la sera.

Le occhiaie da zio Fester, il colore grigio del viso, ritrovarmi a un passo dalla cecità dopo le 19.00, mi hanno spinto a pensare: ma non starò esagerando? Perchè tra gli atti da scrivere e le ricerche da fare, la home era sempre lì, sulla barra in basso, ad aspettarmi con gli aggiornamenti degli ultimi dieci minuti.

Ed è cosi che, in preda ad una santa illuminazione, ho cercato di posare l’attenzione su quante ore passassi su facebook, su quanto per me fosse importante, su quanto questo arnese fosse presente nella mia vita e nelle mie giornate.

Risposta: “oddio, quale vita e quali giornate?”

Chi ancora è inghiottito dall’affare stenterà a credermi o mi prenderà per pazza. Risponderà come rispondevo io “ma no! Non è vero che ci sto delle ore!”, oppure nei casi più raffinati dirà: “ma io lo tengo come contatto con la vita reale, altrimenti lavorerei solamente!”.

La vita reale finisce per esserci sempre meno. Pensate che sia perchè sono sfigata io? Negate? I tossicodipendenti fanno cosi con la cocaina: negano! Il principio è esattamente lo stesso: facebook è una droga.

Qualcuno mi dirà senz’altro che esagero, oppure chi è stato mio amico potrà obbiettare che per anni ho caricato quasi 800 foto e una marea di status sul mio profilo. Ha ragione, nei periodi più deliranti credo di aver postato anche 10 status diversi nello stesso giorno. Nessuno ha usato ed amato facebook quanto me. Ed era oggettivamente una figata!

Lontano da me l’ipocrisia e dire che facebook non è divertente! Come la droga, se la gente dopo anni di campagne choc e gente che c’è rimasta, e nonostante sappia benissimo che fa male ed è quasi impossibile uscirne, continua a farsi, è evidente che qualcosa di esaltante dev’esserci!

Il problema, e solo adesso mi è chiaro, è che facebook (a meno che tu non sia la mia amica tedesca che con rigida disciplina morale e lavorativa germanica, usa facebook due volte l’anno e ha una,una, foto di numero) se ce l’hai, lo usi.

Puoi usarlo per spioneggiare gli amici e non scrivere mai nulla, passando per quello super impegnato e moralmente superiore alla massa che non condivide i suoi affari su facebook, mentre in realtà è sempre al corrente di ogni spostamento altrui in stile KGB, oppure, come facevo io, per condividere i tuoi momenti di esaltazione ultraterrena e poetica con i cosiddetti “amici”. Momenti che, salvo rare occasioni, ricevevano solo quei due mi piace di numero dati più per compassione che per condiviso spirito letterario.

Insomma, non importa come lo usi, lui c’è. E c’è talmente, che c’è anche quando non sei dietro al computer, perchè ti segue nella vita quotidiana, quando fai le tue cose, dalla più esaltante sino alla più banale. Dite di no? Benissimo. Allora, se non è come dico e ne siete convinti, siete pronti a giurare che, quando fate una cosa figa o avete un pensiero profondo, non elaborate già nella vostra mente lo status da pubblicare sul vostro profilo?

Si arriva a ragionare così, ovvero come se le cose che si vivono o i pensieri che si hanno, non avessero valore se non vengono pubblicati e condivisi lì sopra.

E poi, una volta pubblicati, il loro valore aumenterà in base a quante persone mostreranno di esserne interessate.

Mi duole ammettere che, nonostante sia già più di un mese che ho chiuso il mio profilo, quel pensiero viene a trovarmi. Sempre meno, va detto, ma c’è.

Delle cose che ho capito sulla vita, sulla società, sulla manifestazione del pensiero sui social network e anche sui miei amici, scriverò con calma nei prossimi post. Ma una cosa mi sento di dire a chi è stato su facebook e sa di cosa sto parlando (chi non ha vissuto questo fenomeno sociale non è in grado di giudicare): attenzione. Che, se tradotto in inglese, non è “warning”…ma “pay attention”. Siate consapevoli. Amatelo se volete, tenetelo per sempre, usatelo a più non posso. Ma ogni tanto guardatevi da fuori. Se siete fighi lì e nella vita sfigati, nella vita non cambierà nulla. Se il vostro collega è più intelligente di voi, anche se su facebook avete più amici, lui vi soffierà il posto mentre sarete impegnati con una sfida su bubble witch saga.

Ricordiamoci tutti che prima, qualche anno fa, facebook non c’era e le persone si incontravano lo stesso. No, non è vero, bugia! Se proprio volete saperlo, prima le persone si “incontravano”, davvero, molto di più.

Mati

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